PIÙ ETICA NEL BUSINESS

In un recente Convegno sulle energie rinnovabili tenutosi a Roma, l’Amministratore Delegato di F2i, Vito Gamberale, sollecitato dal giornalista Enrico Cisnetto, ha elencato quali siano a suo avviso le principali analogie tra la diffusione della telefonia mobile e dell’energia solare da fotovoltaico.

In un passaggio del suo intervento, l’Ingegnere Vito Gamberale, ha voluto sottolineare anche alcune criticità che flagellano il settore e, più in generale il Paese. Per quanto riguarda gli incentivi, Gamberale ha sottolineato la duplice minaccia rappresentata, da un lato, dalla mancanza nel corso degli anni di un quadro di riferimento normativo stabile per gli investitori, dall’altro, dalla presenza di operatori che hanno inquinato il settore con una corsa indiscriminata ad incentivi per impianti che spesso  non hanno mai visto la luce. Una questione di etica, insomma, che ha spinto Vito Gamberale anche ad un accorato appello ai giornalisti italiani affinché inizino a parlare anche di quelle che sono le eccellenze nazionali, evitando di cadere in un autolesionismo che enfatizza soltanto le negatività. A proposito del settore fotovoltaico, Gamberale ha sottolineato in particolare la positività del modello costituito da HFV – Holding Fotovoltaica SpA, partecipata al 49,8% da F2i che, con i suoi circa 100 MW di potenza installata, si colloca tra i principali player indipendenti a livello nazionale.

 

 

MORE ETHICS IN BUSINESS

In a recent convention on renewables held in Rome, F2i’s CEO Vito Gamberale, asked by journalist Enrico Cisnetto, listed what, in his opinion, are the main similarities between the diffusion of mobile telephony and of photovoltaic solar energy.

In a passage of his speech Mr Vito Gamberale wanted to underline also some criticalities affecting the sector and, more in general, the entire Country. As to incentives, Mr Gamberale highlighted the two-fold threat represented, on one side, by the absence of a stable normative framework for investors during the years, and, on the other, by the presence of operators that have polluted the sector through an indiscriminate race for incentives for plants that often have never been realized. A matter of ethics, then, that has driven Mr Vito Gamberale to a concerned appeal to Italian journalists so that they start talking of national excellences, too, avoiding to fall into a self-destruction that emphasizes criticalities only. With regard to the photovoltaic sector, Mr Gamberale highlighted, in particular, the positive example of HFV – Holding Fotovoltaica SpA, owned by F2i for 49,8%, which, with its installed power of about 100 MW, is one of the main independent players at the national level.

INTERVENTO DI VITO GAMBERALE ALL’ASATI

Il testo che segue è una trascrizione dell’intervento dell’Ing.Vito Gamberale in occasione del Convegno organizzato dall’ASATI (l’Associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia). Come sottolineato dallo stesso Vito Gamberale, la sua partecipazione è stata in veste privata e non in qualità di Amministratore Delegato di F2i – Fondi italiani per le infrastrutture.

Vito Gamberale ha svolto infatti negli Anni Novanta un importante ruolo nella nascita e nell’affermazione di TIM – Telecom Italia Mobile quale leader mondiale nel settore della telefonia mobile. Gamberale ha infatti ricoperto vari incarichi di prestigio all’interno di Telecom Italia, tra cui Direttore Generale di Telecom Italia ed Amministratore Delegato di SIP e, successivamente, Telecom Italia Mobile.

L’Evento si è svolto il 4 dicembre 2013 a Roma.

Prima di tutto, ci tengo a precisare che parlo a titolo personale e penso di avere tutto il diritto di parlare perché, con orgoglio, insieme a tanti che sono qui in questa sala, posso dire di aver fatto grande Telecom. Rivendico quest’orgoglio e questa storia e sono qui per dare un contributo affinché questa vicenda non finisca malamente, come tante altre nel nostro Paese finite malamente per una distrazione della politica.

Voglio esprimere pochi concetti, perché penso che più dei dettagli tecnici sia importante condividere pochissimi concetti.

Telecom Italia per il nostro Paese ha una funzione unica. Non c’è nessun altro Paese importante in Europa e altrove dove l’incumbent abbia un ruolo così importante ed unico come in Italia. La banda larga, negli altri Paesi, dove ci sono gli operatori della televisione via cavo si è sviluppata dalla televisione via cavo perché gli incumbent sono sempre stati, da questo punto di vista, della banda larga, un po’ pigri e hanno seguito gli operatori di tv.

In Italia gli operatori via cavo non ci sono, per cui la rete di Telecom è l’unico passaggio attraverso il quale il Paese può avere la banda larga. Questa mi pare una prima verità, io ho sentito l’ottimo Ing. Opilio dire che in talune zone ce ne sono tre, ma a mio parere sembra di ritrovare in questa discussione la virtù cattolica che bisogna avere nel credere nello spirito santo, uno e trino, perché i tre non ci sono. Perché ci sono casualmente in qualche posto ma non sono in tutto il Paese e dove qualcuno c’è c’è perché è stato finanziato dallo Stato. Quindi il governo deve farsi carico di questo problema perché attraverso la rete di Telecom Italia passa l’evoluzione del Paese, che non è un’evoluzione di largo avvenire. [a questo punto l’Ing. Vito Gamberale fa riferimento al precedente intervento di Franco Bernabé, sostenendo di aver accolto con piacere il paragone con la TAV del 1993]. Qui siamo ad uno stadio molto più avanzato della TAV del 1993, perché per esempio tutti sappiamo che adesso, con i prossimi mondiali di calcio previsti tra sette mesi ci sarà la televisione a 4k e sicuro solo pochissimi italiani potranno vederla a Milano, ma di sicuro il resto dell’Italia non potrà vederla. Quello sarà un momento in cui il gap evolutivo del nostro paese emergerà fuori.

Poi si sentono dire cose strane per cui Telecom Italia abbia bisogno di un socio industriale, ma queste sono aziende manageriali, sono state aziende manageriali in tutto il mondo e anche in Italia è stata un’azienda manageriale. Non si capisce perché Telefonica debba assumere il ruolo di colui che ci porta per mano.

Oggi, in questa società, abbiamo tre soci importanti: Telefonica, i tre soci italiani e Fossati. Poi abbiamo il cosiddetto flottante. Ma… Telefonica ha cinquanta miliardi di debito. Avete mai visto una società con un debito maggiore risanarne una con un debito minore?

Io penso, perché gli spagnoli fanno cosi, che gli spagnoli si creino i guai in casa e poi cerchino di risolvere i propri guai finanziari facendoli pagare ad altri. Fu cosi nel 2006 quando io mi opposi all’ingresso di Abertis in Autostrade. Pagai con l’uscita dalla società Autostrade, ma ritengo di poter avere il merito che il cash flow di Autostrade, 2,5 miliardi di euro, non sia stato utilizzato per pagare i debiti della grossa impresa di costruzioni che controlla Abertis. Sicuramente quando questa società avrà un socio di riferimento quale Telefonica, quale è, si attuerà il cosiddetto cash pooling, ovvero la centralizzazione della cassa e a quel punto la cassa di Telecom verrà centralizata con quella di Telefonica e servirà anziché a fare gli investimenti nel Paese, a pagare i debiti che Telefonica già ha sviluppato. Ritengo ancora più foriero di negatività questo fatto perché non possiamo nasconderci che nell’area del Mediterraneo c’è, di fatto, una competizione tra l’Italia e Spagna su chi è il riferimento del Mediterraneo. Ed io non vorrei che questa operazione alla fine serva per tarpare lo sviluppo tecnologico dell’Italia a favore della Spagna. Quindi, ancora una volta, noi avremmo pagato con il cash flow che Telecom Italia produce, lo sviluppo economico della Spagna, mettendo nelle mani della Spagna il futuro incerto dello sviluppo tecnologico italiano.

Io non credo nemmeno alle fusioni tra incumbent europei, perché l’Europa è molto diversa dagli Stati Uniti d’America. A me gli americani sono sempre sembrati un po’ rozzi in quanto operano delle cavalcate in avanti però, rispetto agli europei, hanno sempre il coraggio di tornare indietro nei loro errori.

Alla fine degli Anni ‘90, poco dopo il 1995, gli americani ci fecero prima capire che si poteva arrivare all’operatore telefonico di quartiere.  Successivamente hanno capito che era una gigantesca castroneria e hanno fatto marcia indietro e sono ridiventati pochissimi operatori. Tutto questo è avvenuto perché si tratta di un paese unito, lo dimostra il nome stesso.

L’Europa non è unita. L’Europa è unita esclusivamente da una moneta e dalle frontiere, ma in tutto il resto è disunita, per cui una fusione tra due operatori, dove uno comanda e l’altro sottostà, di sicuro non sarebbe una fusione per poter creare un equilibrato sviluppo dei servizi e quindi un’evoluzione tecnologica alla pari. Basti pensare ad una cosa che in questi giorni è stata molto sottovalutata. In Germania si sono svolte le elezioni da più di un mese. I due partiti invece di fare talk-show, invece di combattersi fra di loro o di fronteggiarsi si sono rinchiusi a definire un programma condiviso. Un punto condiviso del programma è introdurre il pedaggio autostradale sulle macchine non tedesche… Quindi, l’Europa è questa. Non siamo l’Europa unita, e di questo io penso che i governi ne debbano tenere conto, perché tutti dobbiamo credere nell’Euro, ma ci dobbiamo credere se l’Unione Europea va avanti, altrimenti io penso che il problema si ponga. Io penso quindi che a Telecom serva un piano per la difesa del business e per lo sviluppo.

La difesa del business: Telecom ha pagato un’operazione di dumping da parte di un quarto operatore mobile. In nessun paese al mondo si sarebbe permesso ad un operatore, che perde per 15 anni, di fare prezzo sul mercato e non vedo perché in Germania con 90 milioni di abitanti ci siano tre operatori mobili e in Italia con 60 milioni ne siano presenti quattro. In Italia ce ne dovrebbero essere due, tant’è che il terzo e il quarto faticano e ogni tanto si legge di fusioni tra operatori. Quindi va difeso il dumping, va difeso l’over the top perché questa è l’unica difesa paneuropea che si deve fare, perché non sia permesso che gli over the top penetrino nella rete, la utilizzino, la intasino, la sfruttino e non la paghino. Equivalgono agli agricoltori meridionali che fregano l’acqua all’acquedotto pubblico e non la pagano. Risulta essere la stessa cosa, non c’è differenza.

Serve successivamente uno sviluppo della banda larga, ma per fare tutto questo serve un aumento di capitale sociale. Io penso che in Italia i capitali ci siano. C’è una grande disponibilità di capitali, di sicuro su un progetto serio che tutela il business, lo rafforza, fa gli investimenti sulla banda larga, emancipa il paese. Di sicuro ci sarebbero in Italia e nel mondo i capitali per accompagnare tutto questo, tutto ciò che serve.

Dobbiamo ricordare che Telecom ha ancora il maggiore margine EDITDA margin d’Europa, è ancora la società più redditizia d’Europa rispetto agli incumbent. Invece si confonde la propria debolezza patrimoniale, facendola passare per una debolezza economica. Non è cosi. Questo debito non deriva da problemi gestionali, ma deriva da quelli che, i costruttori di Telecom percepiscono come due veri e propri stupri. Il primo è stato l’OPA su Telecom a debito, il secondo è stato l’OPA su Tim a debito. Telecom paga questo grave problema, non paga le sue colpe, ma aga le colpe di chi ci è passato per fare razzia e non per gestire. Perché se noi, quando stavamo lì, avessimo fatto la centesima parte di quello che hanno fatto quelli che sono passati per Telecom noi staremmo tutti in galera e i nostri figli sarebbero dovuti andare all’estero perché additati come figli degli stupratori di Telecom.

Per l’Italia quindi serve la banda larga di cui, un modello avanzato, è senz’altro quello di Metroweb di Milano. Penso che si debba favorire una collaborazione tra il modello di Metroweb, gli azionisti di Metroweb e Telecom Italia per la profusione della banda larga. il titolo [Vito Gamberale allude al titolo del Convegno ASATI] dice “public company”. Diciamolo francamente, quando Telecom è stata una public company è stata la grande Telecom, l’orgoglio italiano mai percepito, perché in Italia il guaio è di non percepire i valori che vive e di lasciarli distruggere nell’incuria generale. Se gli altri paesi avessero avuto Telecom o se avessero avuto la TAV li sventolerebbero come bandiere e quindi anche io condivido il sentimento di Franco [anche qui Vito Gamberale fa riferimento al precedente intervento di Franco Bernabé] che il fatto che siamo qui nella nostra madre IRI è quasi foriero di speranza perché l’IRI non è stata un’offesa per il Paese è stata.

Solo quando questa società è passata da public company a personal company. Perché solo quanto è diventata personal company  ha subito questi stupri.

Poi ci sono altre due categorie di soci: i tre soci istituzionali finanziari italiani verso i quali io ho grande rispetto sia come istituzioni che come persone che le guidano. Però, di sicuro, ho l’impressione, anzi, tutti abbiamo l’impressione, che si stiano comportando come coloro che hanno un malato grave in casa che però, siccome è un malato grave di lunga degenza dà fastidio, dicono “lo buttiamo fuori di casa”. Però questi hanno pagato 2,70 contro gli attuali 0,7 quindi la perdita l’hanno già avuta. Questa perdita potrà mai andare a zero? Ed io penso che anche loro dovrebbero preoccuparsi del futuro del paese attraverso Telecom, perché fra 10 anni un Paese che non avrà la banda larga avrà delle ripercussioni sul business di questi 3 soggetti. Perché volete che la più grossa banca del paese, la più grossa compagnia di assicurazione del paese penso non ne risentano? Ultimo socio è Fossati. Fossati è l’unico cittadino che ha messo 1,5 miliardi senza prendere come altri che vanno per prendere. Lui l’ha messo ed è l’unico ad aver elaborato un progetto su cui è giusto discutere, confrontarsi. L’unico socio che ha presentato un progetto, non mi risulta che qualche altro socio abbia portato un progetto.

Io ho pensato che questa adunata della ASATI, in scala, si può paragonare all’adunata dei quarantamila del 14 ottobre dell’80 per la Fiat, perché quei quarantamila difesero la società, e oggi secondo me l’ASATI si sta prendendo la responsabilità di difendere Telecom e io penso che ci siano le stesse condizioni che ci furono trent’anni addietro per difendere quest’azienda. E il governo allora lo capì che stava succedendo qualcosa. Io mi auguro che questo governo capisca, perché con Telecom, francamente, in passato il governo si è sempre voltato dall’altra parte come se non dovesse guardare la sconcezza che si stava compiendo. Oggi il governo non si può voltare dall’altra parte perché mi sembrerebbe veramente assurdo. Io sono convinto che la privatizzazione di Telecom fu fatta in buona fede dai governanti. Penso che a suo tempo, pressati dall’Europa, dall’ambiente presero come partner il più grosso e ritenuto il migliore del paese. Li fu un atto di fede che venne male, ma sarebbe assurdo che, iniziata in maniera negativa finisca in maniera negativa. E guarda caso il destino vuole che sarebbe sempre un governo di sinistra a dover compiere questo. Sarebbe veramente amaro per il Paese, per cui io penso e spero che questa adunata della ASATI possa essere un vero appello al Governo. Ho apprezzato molto l’articolo sul Il Sole 24 scritto dalla Olivieri. Qui, Telefonica, le prime 2 mosse che ha fatto ha già mostrato l’alba del giorno. Con Telecom Argentina ha già dimostrato cosa vuole fare. Due mosse contro Telecom e per se stessa. Io ritengo che ci debbano essere tutte le condizioni di mobilitazione politica di sensibilizzazione nel Paese non per dire non passa lo straniero ma per dire rendiamo Telecom a chi è in grado di poterla gestire, perché come diceva una persona saggia “si tornò al passato e fu progresso”.

 

VITO GAMBERALE’S SPEECH AT ASATI

The following text is a transcription of Mr Vito Gamberale’s speech on the occasion of the Convention organised by ASATI (the Association of Telecom Italia’s small shareholders). As underlined by Mr Vito Gamberale himself, he participated on his own behalf and not as CEO at F2i – Fondi italiani per le infrastrutture.

In the Nineties, Vito Gamberale played in fact a key role in the establishment and success of TIM – Telecom Italia Mobile as a world leader in the mobile telephone sector. Mr Gamberale held in fact prominent positions within Telecom Italia, such as Director General at Telecom Italia and CEO at SIP and, afterwards, at Telecom Italia Mobile.

The event took place on December 4, 2013 in Rome.

First of all, I want to point out that I am speaking on my own behalf and I think I am fully entitled to talk since, together with many others who are in this room, I can proudly say to have made Telecom great. I claim this pride and this history and I am here to give a contribution so that this issue does not turn out badly, as many others in our Country, which did due to a distraction of the political class.

I want to express a few concepts, since I believe it is more important to share very few concepts rather than technical details.

Telecom Italia has a unique function for our Country. There is no other important Country in Europe and elsewhere where the incumbent has such an important and unique role as it has in Italy. In other countries where there are cable TV operators, broadband has developed from cable TV, since incumbents have always been a little lazy as to broadband and have followed TV operators.

In Italy, there are no cable TV operators, so Telecom’s network is the only route through which the Country can have the broadband. This appears to me as a first truth. I have heard excellent Mr Opilio say that in some areas there are three, but in my opinion this discussion seems to evoke the Catholic virtue needed to believe in the Holy Ghost, one in three, since the three are not there. Since they are accidentally present in some areas, but not in the whole Country. And where some of them are present, it is just because they have been funded by the State. So the government needs to take charge of this problem, since the Country’s evolution, an evolution that has not a promising future, passes through Telecom Italia’s network. [at this point, Mr Vito Gamberale refers to the previous speech by Mr Franco Bernabé, stating to have positively welcomed the comparison with 1993’s TAV]. Here, we are at a much more advanced state than TAV was in 1993, since for instance we all know that now, with the upcoming soccer world cup due in seven months, there will be 4k TV and for sure only very few Italians will be able to see it in Milan, while the rest of Italy will definitely not. At that time the evolution gap of our Country will emerge.

Then, a weird rumour has it that Telecom Italia needs an industrial partner, but these are managerial companies, they have been managerial companies all over the world and also in Italy. It is not clear why Telefonica should become the one that leads us by hand.

Nowadays, in this company we have three main partners: Telefonica, the three Italian partners and Mr Fossati. Then we have the so-called floating stock. But…Telefonica has a fifty billion debt. Have you ever seen a company with a larger debt restore another one with a smaller one?

I think, since Spanish do so, that Spanish create troubles at home and then try to solve their financial troubles by making others pay for them. This happened in 2006 when I opposed Abertis’ entrance in Autostrade. I paid with the exit from Autostrade, but I think I can claim the credit if Autostrade’s cash flow – €2,5bn – was not used to pay the debts of the large constructions company controlled by Abertis. When this company has a reference partner like Telefonica, as it is, cash pooling will be chosen, namely cash centralization, and at that moment Telecom’s cash will be centralized with Telefonica’s one and will serve to pay the debts Telefonica has already developed, rather than to make investments in the Country. I consider this fact heralds even more negative consequences, since it cannot be concealed that in the Mediterranean area there is actually a competition between Italy and Spain as to which is the Mediterranean reference. And I fear this operation may serve to stop Italy’s technological development in favour of Spain. So, once again, we would have paid Spain’s economic development with the cash flow produced by Telecom Italia, putting the uncertain future of Italy’s technological development into Spain’s hands.

I do not believe in merges among European incumbents either, since Europe is quite different from the USA. I have always considered the Americans a little rough, since they take leaps forward, but, contrarily to the Europeans, in their mistakes they always have the courage to go back.

Late in the ‘90s, slightly after 1995, first the Americans had made us understand that community phone operators could be a possibility. Afterwards, they realised it was a huge nonsense and backtracked, opting again for very few operators. This happened because they are a united country, as their name itself shows.

Europe is not united. Europe is only united by a currency and by borders, but as to all the rest it is divided. Thus, a merge between two operators, where one leads and the other follows, will surely not be a merge allowing a balanced development of services and, consequently, an equal technological evolution. Just think to something that nowadays is quite underestimated. In Germany elections took place more than one month ago. Instead of attending talk shows, instead of fighting or confronting each other, the two parties retreated to define a shared programme. A shared point of the programme is to introduce highway tolls for non-German cars…Thus, Europe is this. We are not united, and I think governments should consider this, since we must all believe in the Euro, but only if the European Union goes ahead, otherwise I think there is a problem. I thus believe that Telecom needs a business safeguard and development plan.

Business safeguard: Telecom paid a dumping operation by a fourth mobile operator. In no other country in the world an operator, at a loss for 15 years, would have been allowed to set the market price and I do not see why in Germany with 90 million inhabitants there are three operators, while in Italy with 60 million there are four. In Italy there should be two, so much so that the third and the fourth are struggling, and sometimes merges among operators are reported. Thus, the market must be protected from dumping, it must be protected from the over-the-tops, since this is the only pan-European safeguard that must be brought forward, in order to prevent the over-the-tops to enter the network, use it, clog it up, exploit it without paying for it. They are like Southern farmers who steal water from the public aqueduct without paying for it. It is just the same, there is no difference.

Secondly, a broadband development is needed, for which however an increase in social capital is necessary. I think that in Italy there are capitals. There is a great availability of capitals, undoubtedly for a serious project that safeguards and strengthens business, invests on broadband, emancipates the country. There would definitely be capitals in Italy and worldwide to accompany all this, all that is needed.

We must remind that Telecom still has the highest EDITDA margin in Europe, is still the most profitable company in Europe among incumbents. Instead, one’s own patrimonial weakness is mistaken for economic weakness. It is not so. This debt does not come from management problems, but derives from what Telecom’s builders perceive as real rapes. The first was Telecom’s leverage buyout, the second was Tim’s leverage buyout. Telecom is paying this serious problem, not its faults, but the faults of those who passed through it to plunder and not to manage. Because, if we, when we were there, had done a hundredth part of what those who passed through Telecom did, we would all be in jail and our children should have gone abroad jabbed at as the children of Telecom’s rapists.

For Italy, broadband is thus needed, whose advanced model is definitely that of Metroweb in Milan. I think that a collaboration between the Metroweb model, Metroweb’s shareholders and Telecom Italia should be encouraged for the broadband diffusion. The title [Mr Vito Gamberale refers to the title of the ASATI convention] says “public company”. Let’s say it honestly, when Telecom was a public company it was the great Telecom, Italy’s never perceived pride, since Italy’s problem is that it does not perceive the assets it has and lets them be destroyed in the general negligence. If other countries had had Telecom or TAV, they would have waved them as flags and thus I, too, share Franco’s feeling [here, again, Mr Vito Gamberale refers to the previous speech by Mr Franco Barnabé] about the fact that being here in our mother IRI nearly heralds hope, since IRI was not an offence to the Country. It was, only when this company turned from a public company to a personal company. Since, only when it became a personal company, it suffered these rapes.

Then, there are other two categories of partners: the three Italian institutional financial partners, for which I have a lot of respect both as institutions and as people leading them. However, for sure, I – better, we all – have the impression they are behaving as those who have a seriously sick person at home and say “let’s kick him out of here”, since he has been sick for a long time and this is annoying. However, they paid 2,70 against the current 0,7, so they have already had their loss. Could this loss ever be zeroed? And I think they, too, should be concerned of the country’s future through Telecom, since in 10 years a Country without broadband will have repercussions on the business of these three subjects. Do you think that the largest bank in the country, the largest insurance company in the country will not be affected? The last partner is Mr Fossati. Mr Fossati is the only citizen who put 1,5bn without taking anything as the others who come to take do. He put it and is the only one to have designed a project on which is fair to discuss and debate. The only partner who presented a project, I am not aware of any other partner having brought a project.

I have thought this ASATI gathering can be compared, on a smaller scale, to the gathering of the forty thousand people for Fiat on October, 14, 1980, since those forty thousand people defended the company, and to me today ASATI is taking charge of defending Telecom and I think there are the same conditions of thirty years ago to defend this company. And, at the time, the government understood something was going on. I wish this government understood, since with Telecom, frankly, in the past the government has always turned away, as if it did not have to see the disgrace going on. Today, the government cannot turn away, since to me it would be really absurd. I am convinced that the privatization of Telecom was done in good faith by the rulers. I think that at the time, urged by Europe, they took the larger one and what was considered the best in the country as a partner. That was an act of faith turned out bad, but it would be absurd that, started negatively, it ends negatively. And coincidentally, it just so happens that once again it would be a left government to do that. It would be really bitter for the Country, so I think and hope that this ASATI gathering can be a real appeal to the Government. I really appreciated the article by Mrs Olivieri on Sole 24 Ore. Here, Telefonica with its first two moves has already shown the outset. With Telecom Argentina it has already shown what it wants to do. Two moves against Telecom and in its own favour. I think there should be all the conditions of political mobilization and sensitization in the Country, not to say “no to foreigners” but rather to say “let’s give Telecom back to someone who can manage it” since, as a wise person used to say, “they went back to the past and progress came”